Precari della ricerca, contratto a tempo indeterminato più vicino?

Una sentenza del Tar del Lazio del 18 febbraio 2019 regala un po’ di speranza a quei precari della ricerca che lavorano con contratti a progetto o assegni di ricerca. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di una ricercatrice precaria dell’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare rimasta esclusa dal novero dei 76 dipendenti stabilizzati dall’ ente. Vittoria storica che lascia ben sperare tutti precari che lavorano a tempo determinato nelle PA con assegni di ricerca o contratti di progetto. Naturalmente resta il vincolo delle risorse.

Fino a questo momento la riforma Madia li escludeva dalle procedure di stabilizzazione, prevedendo di stabilizzare il personale che al 31 dicembre 2017  avesse “maturato alle dipendenze dell’amministrazione che procede all’assunzione almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni”. I bandi emanati dalla PA hanno sempre previsto, quindi, come principale requisito l’ aver lavorato alle dipendenze dell’ amministrazione stessa con contratti a tempo determinato per almeno 3 anni, senza poter ricomprendere le altre tipologie contrattuali, come i “co.co.co “ o gli assegni di ricerca.

La sentenza del Tar del Lazio ha attuato una lettura della riforma Madia di più ampio respiro, riconoscendo alla ricercatrice precaria il diritto alla stabilizzazione, ritenendo valida la sua anzianità di servizio di 3 anni al 31 dicembre 2017, in qualità di titolare di assegno di ricerca e di un anno in qualità di ricercatrice assunta con contratto di lavoro subordinato, sempre presso l’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

2019-02-25T13:45:31+01:0025 Febbraio 2019|News, Ricorsi Università e Ricerca|